"Chi è diverso da noi è scomodo perché ci costringe a metterci in discussione e questo non è facile per le persone piene di sé che si credono perfette... Avevo paura di una persona che non conoscevo, eppure solo perché sapevo che non era come me e perciò me la immaginavo peggiore."
Tratto da"Il principe del lago"- una favola sulla paura del diverso e sul coraggio della solidarietà- di Claudio Imprudente.
L'ESTETICA DELLA DISABILITA'
La "bellezza" è un aspetto fondamentale ell'essere e del proporsi. Un concetto estetico che si fa fatica ancora oggi ad estendere ai disabili. E' un pregiudizio culturale e sociale che nasce dalla riluttanza e considerare il portatore di handicap una persona in grado di comprendere ed esprimere il senso estetico, attraverso il miglioramento della propria immagine. La bellezza appartiene all'estetica che non è l'esaltazione della mera apparenza, ma è l'espressione di come l'individuo si pone nei confronti del mondo e di come egli stesso viene percepito dal resto dell'umanità. Claudio Imprudente, scrittore e giornalista diversamente abile, sostiene che la bellezza non si può definire ne ricondurre ad una definizione scientifica perché nasce dall'esigenza dell'uomo di comunicare. Per far comprendere l'importanza dell'estetica nella disabilità, Claudio pone una domanda brutale: "I disabili sono brutti?". Il quesito determina tre piani di risposta. Il primo si basa sul concetto che l'estetica è un aspetto secondario nella vita di un disabile alle prese con ben oltre problematiche esistenziali. L'obiezione a questo modo di pensare è che esso si basa sull'estetica negando al disabile il senso estetico che si esprime in forme di autostima di se stesso e dunque sia con la cura del proprio corpo, sia attraverso atteggiamenti sostanzialmente "appariscenti" che, attraverso il tentativo di migliorarsi esteriormente, comunicano un modo di essere, di pensare non confinato nel mondo dell'handicap.La risposta sulla bruttezza dei disabili è più semplice, in quanto si basa sull'assunto che la bruttezza è molto diffusa nell'umanità e non rappresenta una peculiarità di particolari gruppi sociali come i portatori di handicap. L'ultimo modo di rispondere al quesito è di fatto un assioma, cioè i disabili sono brutti ed è perciò sconveniente pertanto argomentare sul loro aspetto estetico. Il concetto, tuttavia, è errato perché bruttezza e bellezza appartengono all'estetica, che si basa sulle sensazioni degli individui.
Ciò che è bello per uno non può esserlo per un altro. Non solo ma a volte, ricorda Imprudente citando "la lettera rubata" di Edgar Allan Poe, le cose più evidenti risultano essere invisibili e pertanto la bellezza in un disabile può sfuggire se l'approccio non si basa sulla capacità di vedere ciò che di solito sfugge all'attenzione.
Imprudente in conclusione sostiene che è ormai maturo il tempo di considerare come primato, anche per i disabili, l'aspetto esteriore. Una persona portatrice di handicap combatte con l'identificazione sia personale che sociale di se stesso con il proprio deficit. Una problematica dei disabili è legata proprio alla percezione del proprio corpo, dal momento che gli schemi sociali impongono un canone di bellezza tipica dei "normodotati".
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